La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni

La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni

di STEFANO BENNI
con AMBRA ANGIOLINI

Composizioni sonore DARDUST
Light designer MARCO FILIBECK
Scenografia CHIARA MODOLO
Con le creazioni artistiche di CRACKING ART

Regia AMBRA ANGIOLINI
Assistente alla regia Beatrice Cazzaro

Costumi Gentucca Bini

Hair Stylist GSC Extension Academy – Silvana Copes

foto Serena Serrani
produzione Teatro Carcano Milano

Ambra Angiolini mette insieme il suo debutto alla regia proponendo un lavoro che definisce reale e fortemente contemporaneo per esigenze “umane”, in una forma teatrale che in questi anni l’ha nobilitata e fatta maturare nella qualità delle sue scelte artistiche. Un “soliloquio di gruppo”, lo definisce la Angiolini, tragicomico, buffo e amaro, luminoso e cupo, nel gigantesco ossimoro che è la vita di tutti. Ambra scannerizza con il virtuosismo letterario di Benni, anche i resti del suo passato da ricomporre, per
ritrovare quel che le manca, per riconquistare il suo pezzo V di W. “W” tornerà ad essere una donna nuovamente intera, meravigliosamente non conforme, solida nelle crepe di fragilità, che avrà ricostruito davanti a tutti il suo corpo e la sua umanità, in un mondo apparentemente troppo cinico e senza più
umane ambizioni.

Note di regia
W una mattina si sveglia e non è più “a posto”, molte cose non tornano nel suo sentire. Tutte le promesse che le erano state fatte da piccola non sono state mantenute e i rapporti, per lo più disumani, hanno rotto tutto quello che era intero. Ai suoi piedi, in una piscina di macerie, pezzi di plastica, gli scarti di materiale velenoso di cui il mondo ormai si nutre. W apre gli occhi e si guarda intorno. Esce dal suo coniglio che ora è tanto grande da contenerla tutta, imprigionata più che protetta da un bisogno di infanzia perenne, per sentire meno il male che fa lo stare al mondo come ci stanno tutti gli altri.
Il corpo di W è postbellico fuori dal suo “coniglio”, esploso in mille pezzi: W li cercherà uno ad uno. Scoprirà che nessuno dei suoi pezzi ha la forma o la grandezza di prima e che quindi lo sforzo non sarà solo quello di cercarli, ma capire come rimetterli comunque e nonostante tutto al loro posto: “Sono solo una povera donna con tutti i suoi pezzi… tutti i suoi pezzi… a posto! Bastardi…”. W incarna tutte quelle persone che non vogliono morire ma non sanno come si fa a vivere in questa vita.
Uno spettacolo esperienziale: nessuno verrà soltanto per sedersi e guardare. Gli spettatori porteranno quel che provano, sentono, e Ambra-W cercherà, nella sua espressione artistica più anticonformista, di far vivere tutta questa umanità che fuori dal circuito teatrale non è facilmente applicabile alla vita.
Per chi accetterà l’invito sarà, per un’ora e quindici, autorizzato a essere ancora l’invenzione migliore sul pianeta. Una serata biologica, dove l’artificiale non esiste, dove tornare ad essere “noi” è l’unico artificio.
Per permettere a tutto quello che vivrà sul palco di avere sempre qualcosa da dire, abbiamo chiesto alla Cracking Art di abitare lo spazio di W. Vogliamo ricreare un luogo dove le intenzioni nel fare arte convergono per sostenere e rafforzare i concetti che le parole, il corpo e la voce di Ambra proveranno a far arrivare giù dal palco. Cracking Art è un movimento fondato nel 1993 da Alex Angi, Renzo Nucara,
Sweetlove, Marco Veronese e Kicco. “Cracking” come la chiamata alla reazione chimica che trasforma il petrolio grezzo in plastica: per gli artisti è questo il momento in cui il naturale permuta in artificiale. La plastica ha in sé le radici di una storia che dura da millenni, un brano culturale in cui la natura umana mostra una resa consapevole dell’inevitabilità del fatto che il nostro mondo stia diventando sempre
più artificiale. Rigenerare la plastica significa sottrarla alla distruzione tossica e devastante per l’ambiente donandole nuova vita; farne opere d’arte significa comunicare attraverso un linguaggio estetico innovativo, esprimendo una particolare sensibilità nei confronti della natura.
E ancora… che suono ha un corpo quando viene “rotto”? E quando si “ricompone”? Da questa domanda è partita Ambra Angiolini alla ricerca di Dardust come compagno di suoni emotivi potentissimi e spesso non conformi. Dardust è il visionario che fonde la profondità della musica classica con la forza pulsante dell’elettronica contemporanea. Pianista, compositore e produttore tra i più innovativi della scena europea, ha ridefinito il concetto di musica strumentale portandola fuori dai confini tradizionali. Dietro il suo alias si cela Dario Faini, autore affermato per artisti del calibro di Mahmood, Elisa e Blanco, ma è con il progetto Dardust che la sua anima artistica esplode in tutta la sua originalità. Le ultime novità
lo vedono protagonista di una nuova fase artistica: tra collaborazioni internazionali e un nuovo tour europeo, Dardust si conferma una presenza imprescindibile per chi cerca un concerto che non sia solo da ascoltare, ma da vivere sulla pelle. In perfetta armonia con questo Collettivo di Emoteatranti, nuovi e meno nuovi, dove tutto sarà biologico. Spegnete i telefoni cellulari: l’applicazione migliore l’avete già dentro di voi.

Mistero buffo – Elisa Pistis

Mistero buffo – Elisa Pistis

di Dario Fo e Franca Rame
un progetto di Elisa Pistis
una produzione Teatro Insonne
con il patrocinio della Fondazione Fo/Rame

Un corpo solo in scena per dare voce, oggi, a un’urgenza antica: raccontare il potere, l’ingiustizia e la ribellione attraverso “Mistero Buffo” di Dario Fo e Franca Rame, nella versione di Elisa Pistis.

Elisa Pistis in ‘Mistero Buffo’ di Dario Fo e Franca Rame

Il “Mistero Buffo” di Elisa Pistis non vuole essere ovviamente una copia del lavoro di Dario Fo, ma si snoda prima di tutto da un punto di partenza molto semplice: una donna che mette in scena, da sola,
Mistero Buffo. La mia rielaborazione parte quindi da una sensibilità femminile, che non esclude il lavoro del Maestro ma ha, per forza di cose, una direzione espressiva totalmente differente.

Diversi sono inoltre i tempi in cui ci muoviamo e il contesto sociale del nostro presente: con questo Mistero Buffo parto dall’esigenza di condividere una riflessione attuale su alcune dinamiche che ancora oggi caratterizzano la nostra società. Soprattutto vorrei capire come la questione del potere, dell’arroganza, dell’ingiustizia sociale, tutt’altro che risolta e appartenente al passato, ancora oggi possa risuonare attraverso un materiale scritto alla fine degli anni Sessanta e attraverso delle storie che sono alla base della nostra cultura, e non solo, da secoli.

Ho scelto, infatti, il filo rosso della Sacra Famiglia, mettendo in campo due differenti momenti della vita di Gesù: Gesù bambino e Gesù adulto, accompagnato ovviamente dalla presenza, indubbiamente importante, di sua madre, Maria di Nazareth: personaggi che ci sono familiari e che conosciamo, qualsiasi sia il nostro rapporto con la religione. Lo spettacolo si compone di linguaggi differenti: si parte dai dialetti del nord Italia (soprattutto lombardo, veneto, friulano) ma con una rielaborazione libera che lascia spazio all’espressività e soprattutto al messaggio emotivo, fino ad arrivare al sardo, una lingua completamente diversa che dà nuova vita alla giullarata, una lingua dai suoni atavici, primitivi, che si prestano ottimamente a raccontare storie antiche come queste.

Il primo miracolo di Gesù Bambino vede la Sacra Famiglia costretta ad emigrare a Jaffa e ad adattarsi e ambientarsi in una città nuova.
Mentre Giuseppe e Maria cercano un lavoro per mantenere la famiglia, il bambin Gesù cerca di fare amicizia con i bambini della città, dimostrandosi simpatico e affabile finché qualcuno non lo fa arrabbiare…Maria sotto la croce è la storia di Maria di Nazareth che sale al Golgota da Gesù, crocifisso: una madre che vede morire un figlio, ingiustamente torturato ed ucciso per aver predicato un messaggio di pace e fratellanza. In questa Maria
popolana, lontana dall’iconografia tradizionale, prevale l’istinto primario di salvare il proprio figlio dalla morte; ma non c’è modo di opporsi al destino di Gesù, venuto sulla Terra per sacrificarsi.

 

Perchè Mistero buffo ?

Il teatro oggi ha un’esigenza, un imperativo: riprendere contatto con le persone, incontrarle, parlar loro direttamente.
I giullari, i commedianti dell’arte, spinti dalla fame e dall’urgenza di fare del Teatro un mestiere oltre che uno stile di vita, in un mondo frammentato e dove le lingue diverse ostacolavano la comunicazione fra i popoli, per parlare con le varie comunità e per farsi capire da tutti si dovettero ingegnare e dovettero inventare nuove modalità espressive.

Dario Fo e Franca Rame, alla fine degli anni ’60, hanno recuperato questo slancio energetico e vitale: le giullarate di Mistero Buffo annullano la distanza tra l’attore e lo spettatore, scavalcano le differenze linguistiche, portano a tutti messaggi urgenti e importanti. Hanno creato giullarate che parlano di lavoro, di fame, di potere, di comunicazione, di ribellione: tutti temi universalmente validi, oggi come ieri, qui come altrove.

By Dario Fo and Franca Rame
a project by Elisa Pistis
a Teatro Insonne production
with the patronage of the Fondazione Fo/Rame

A single body on stage to give voice, today, to an ancient urgency: telling the story of power, injustice, and rebellion through Mistero Buffo by Dario Fo and Franca Rame, in Elisa Pistis’ version.

Elisa Pistis in Mistero Buffo by Dario Fo and Franca Rame

Elisa Pistis’ Mistero Buffo is obviously not intended to be a copy of Dario Fo’s work, but unfolds above all from a very simple starting point: a woman performing Mistero Buffo alone on stage.
My reinterpretation therefore begins from a feminine sensibility, which does not exclude the work of the Maestro, but inevitably follows a completely different expressive direction.

The times in which we live and the social context of our present are also very different: with this Mistero Buffo, I start from the need to share a contemporary reflection on certain dynamics that still characterize our society today. Above all, I would like to understand how the issues of power, arrogance, and social injustice — far from resolved or belonging to the past — can still resonate today through material written at the end of the 1960s and through stories that have formed the basis of our culture, and beyond, for centuries.

I chose, in fact, the common thread of the Holy Family, presenting two different moments in the life of Jesus: Jesus as a child and Jesus as an adult, naturally accompanied by the undoubtedly important presence of his mother, Mary of Nazareth — characters who are familiar to us regardless of our relationship with religion. The performance is composed of different languages: it begins with the dialects of Northern Italy (especially Lombard, Venetian, and Friulian), freely reworked to leave room for expressiveness and, above all, emotional impact, arriving finally at Sardinian, a completely different language that gives new life to the giullarata — a language with ancient, primal sounds, perfectly suited to telling stories as old as these.

The First Miracle of Baby Jesus sees the Holy Family forced to emigrate to Jaffa and adapt to life in a new city.
While Joseph and Mary search for work to support the family, the child Jesus tries to befriend the local children, proving cheerful and charming until someone makes him angry…

Mary at the Foot of the Cross is the story of Mary of Nazareth climbing Golgotha to reach Jesus, crucified: a mother witnessing the death of her son, unjustly tortured and killed for preaching a message of peace and brotherhood. In this popular, earthly Mary — far from traditional iconography — what prevails is the primal instinct to save her child from death; but there is no way to oppose Jesus’ destiny, having come to Earth to sacrifice himself.

Why Mistero Buffo?

Today theatre has a necessity, an imperative: to reconnect with people, to meet them, to speak directly to them.

 jesters and commedia dell’arte performers, driven by hunger and by the urgency of making Theatre both a profession and a way of life, lived in a fragmented world where different languages hindered communication between peoples. To speak with different communities and make themselves understood by everyone, they had to invent new expressive forms and ingenious ways of communicating.

At the end of the 1960s, Dario Fo and Franca Rame recovered this energetic and vital impulse: the giullarate of Mistero Buffo erase the distance between actor and spectator, overcome linguistic differences, and bring urgent and important messages to everyone. They created performances that speak about work, hunger, power, communication, and rebellion: themes that remain universally relevant today as yesterday, here as elsewhere

De Dario Fo et Franca Rame
un projet d’Elisa Pistis
une production Teatro Insonne
avec le patronage de la Fondazione Fo/Rame

Un seul corps en scène pour donner voix, aujourd’hui, à une urgence ancienne : raconter le pouvoir, l’injustice et la rébellion à travers Mistero Buffo de Dario Fo et Franca Rame, dans la version d’Elisa Pistis.

Elisa Pistis dans Mistero Buffo de Dario Fo et Franca Rame

Le Mistero Buffo d’Elisa Pistis ne veut évidemment pas être une copie du travail de Dario Fo, mais se développe avant tout à partir d’un point de départ très simple : une femme qui met en scène, seule, Mistero Buffo.
Ma réélaboration part donc d’une sensibilité féminine, qui n’exclut pas le travail du Maître mais suit nécessairement une direction expressive totalement différente.

Les époques dans lesquelles nous évoluons et le contexte social actuel sont également très différents : avec ce Mistero Buffo, je pars du besoin de partager une réflexion contemporaine sur certaines dynamiques qui caractérisent encore aujourd’hui notre société. Je voudrais surtout comprendre comment les questions du pouvoir, de l’arrogance et de l’injustice sociale — loin d’être résolues ou appartenir au passé — peuvent encore résonner aujourd’hui à travers un matériau écrit à la fin des années soixante et à travers des histoires qui constituent depuis des siècles la base de notre culture, et bien au-delà.

J’ai choisi en effet le fil rouge de la Sainte Famille, en mettant en scène deux moments différents de la vie de Jésus : Jésus enfant et Jésus adulte, accompagnés naturellement par la présence indéniablement importante de sa mère, Marie de Nazareth — des personnages qui nous sont familiers, quelle que soit notre relation à la religion. Le spectacle se compose de différents langages : il part des dialectes du nord de l’Italie (notamment lombard, vénitien et frioulan), librement réélaborés afin de laisser place à l’expressivité et surtout à l’émotion, pour arriver finalement au sarde, une langue totalement différente qui redonne vie à la giullarata — une langue aux sonorités archaïques et primitives, parfaitement adaptée à raconter des histoires aussi anciennes.

Le premier miracle de l’Enfant Jésus voit la Sainte Famille contrainte d’émigrer à Jaffa et de s’adapter à une nouvelle ville.
Pendant que Joseph et Marie cherchent du travail pour subvenir aux besoins de la famille, l’enfant Jésus tente de se lier d’amitié avec les enfants de la ville, se montrant sympathique et affable jusqu’à ce que quelqu’un le mette en colère…

Marie au pied de la croix raconte l’histoire de Marie de Nazareth montant au Golgotha vers Jésus crucifié : une mère voyant mourir son fils, injustement torturé et tué pour avoir prêché un message de paix et de fraternité. Dans cette Marie populaire, éloignée de l’iconographie traditionnelle, prévaut l’instinct primaire de sauver son fils de la mort ; mais il n’existe aucun moyen de s’opposer au destin de Jésus, venu sur Terre pour se sacrifier.

Pourquoi Mistero Buffo ?

Aujourd’hui, le théâtre a une nécessité, un impératif : renouer avec les personnes, les rencontrer, leur parler directement.

Les jongleurs et les comédiens de la commedia dell’arte, poussés par la faim et par l’urgence de faire du Théâtre un métier autant qu’un mode de vie, vivaient dans un monde fragmenté où les différentes langues empêchaient la communication entre les peuples. Pour parler aux différentes communautés et se faire comprendre de tous, ils durent inventer de nouvelles formes d’expression et de nouveaux moyens de communication.

À la fin des années soixante, Dario Fo et Franca Rame ont retrouvé cet élan énergétique et vital : les giullarate de Mistero Buffo abolissent la distance entre l’acteur et le spectateur, dépassent les différences linguistiques et transmettent à tous des messages urgents et importants. Ils ont créé des récits qui parlent du travail, de la faim, du pouvoir, de la communication et de la rébellion : des thèmes universellement valables aujourd’hui comme hier, ici comme ailleurs

FRA’ – San Francesco, la superstar del medioevo

FRA’ – San Francesco, la superstar del medioevo

di e con Giovanni Scifoni

Musiche originali Luciano Di Giandomenico

Strumenti antichi Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli

Regia Francesco Ferdinando Brandi

Una coproduzione Teatro Carcano, Mismaonda, Viola Produzioni

 

Come si fa a parlare di San Francesco D’Assisi senza essere mostruosamente banali? Come farò a mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti?

Se chiedo ad un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace” lui dirà: Francesco. Perché tutti conoscono San Francesco? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui? Perché è così irresistibile? E perché proprio lui? Non era l’unico a praticare il pauperismo. In quell’epoca era pieno di santi e movimenti eretici che avevano fatto la stessa scelta estrema, che aveva di speciale questo coatto di periferia piccolo borghese mezzo frikkettone che lascia tutto per diventare straccione?

Aveva di speciale che era un artista. Forse il più grande della storia. Le sue prediche erano capolavori folli e visionari. Erano performance di teatro contemporaneo. Giocava con gli elementi della natura, improvvisava in francese, citando a memoria brani dalle chanson de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo.

Il 24 dicembre 2023 abbiamo celebrato gli 800 anni del presepe di Greccio, la più geniale (e più copiata) invenzione di Francesco. Ma all’epoca non c’era la siae.

Il monologo, orchestrato con le laudi medievali e gli strumenti antichi di Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera su noi contemporanei la figura pop di Francesco, e percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte, dalla predica ai porci fino alla composizione del cantico delle creature, il primo componimento lirico in volgare italiano della storia, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività. Francesco sapeva incantare il pubblico, folle sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me.

E poi il gran finale, la morte, il rapporto di fratellanza, quasi di amore carnale che aveva Francesco con Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare. E neanche il pubblico potrà scappare da questo finale, incatenati sulle poltrone del teatro saranno costretti anche loro ad affrontare il vero, l’ultimo, grande tabù della nostra contemporaneità: non siamo immortali.

 

Note di regia

Lavorare con Giovanni è entusiasmante perché è un attore vulcanico che sa fare tutto bene, recitare, ballare, cantare, suonare e persino disegnare.
Abbiamo lavorato durante le prove in modo quasi laboratoriale. Una volta condivisa la direzione del racconto, ognuno proponeva digressioni, suggestioni, invenzioni nuove. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire. E’ il modo più bello per costruire uno spettacolo, le idee nascono da un’intuizione ancora sfocata, poi rielaborata, metabolizzata e rielaborata ancora fino a che non prende la sua forma definitiva. Lo stesso è stato con i musicisti. Loro proponevano un arrangiamento, noi cercavamo di raccontare l’effetto che cercavamo, e loro lo riadattavano, spesso restituendo un effetto ancor più efficace. Il teatro è un’arte che si fa insieme, dove ognuno apporta la sua competenza, sensibilità, esperienza e quando uno spettacolo si costruisce così è la migliore garanzia di ottenere un buon risultato.
Spero che siamo riusciti a raccontare un Francesco bellissimo, meno ieratico e iconico delle grandiose rappresentazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfino confuso e incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime e grezzo, immenso e miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo.
Una narrazione perfetta per Giovanni che ha da sempre la grande abilità di riuscire a trattare temi elevati con semplicità e divertimento, unendo l’alto e il basso in una seducente affabulazione.
Anche le composizioni musicali, del bravissimo Luciano Di Domenico, sono state create con la stessa immaginazione. Reinventando temi medievali fino ad arrivare, attraverso variazioni e modulazioni, alla musica techno.
Il risultato di così tanto lavoro è uno spettacolo, credo, unico nel suo genere, pieno di invenzioni narrative, musicali e sceniche per onorare il nostro formidabile santo che si chiamava Giovanni come Scifoni e Francesco come me. Non potevamo che farlo insieme.

 

 

Francesco Ferdinando Brandi

with Giovanni Scifoni

Original music by Luciano Di Giandomenico

period instruments by Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò, and Stefano Carloncelli

Directed by Francesco Ferdinando Brandi A co-production of Teatro Carcano, Mismaonda, and Viola Produzioni How is it that the discourse of Saint Francis of Assisi is truly banal? How does the scene of this spettacolo unfold without a single song by Jovanotti? He was appointed by an anticlerical atheist, “dimmi un santo che ti piace” (give me a saint you like), himself led by: Francesco. Why do you know Saint Francis? Why do you have writings about the decision of a thousand testi su di lui (a thousand testimonies about him)? Why is it irresistible? And because he is proper to him? It was not possible to practice poverty. What era was it that fostered health and mechanical movements that propelled a person to a state of flourishing, that gave them that special, small-town, bourgeois, and frikkettone quality that had everything going for it?

I had a specialty, which was being an artist. For the grandest story. The project had become wild and visionary. Erano was a contemporary theater performance. Playing with the elements of nature, improvising in French, quoting a memorial plaque from Brani’s chanson de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo. On December 24, 2023, we celebrated the 800th anniversary of Greccio’s prelude, Francesco’s most brilliant (and most copied) invention. Ma all’epoca non, ce sera le siae. The monologue, orchestrated with the medieval laudi and ancient instruments of Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò and Stefano Carloncelli, if questioned by the enormous persuasive potter who generates his contemporary pop figure of Francesco, and percorres the life of the poor man of Assisi and his bone effort to reconstitute the mistero di Dio in his original form, at the end of the physical logo he bore until his death, from the predica to the end of the composition of the song of his creature, the first composition of the song in the history of his father, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno in the story responded to Dio with so much genius creativity. Francesco sapeva incantare il pubblico, fou sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. There’s a real problem with the sound, my lighting isn’t ready, and Francesco will be a very good friend to me. And then the grand finale, death, which evokes brotherhood, almost a more carnal love with Francesco, with “Sora nostra mort corporale, da la quale nullu homo vive pò scappare.” And yet, the audience can avoid this final question; it’s addressed to the head of the theater, which makes confronting the truth, the ultimate, the great taboo of our time, all the more costly. We are not immortal.

Regia note

Lavorare with Giovanni is enthusiastically perched on a volcanic tower and its sound is all good, reciting, dancing, singing, listening and personal design.
Abbiamo lavorato during the prove in quasi-laboratory mode. A volta divided the direction of the story, ognuno proponeva digressioni, suggestioni, invenzioni new. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire. And it’s the best way to build a piece of paper, the idea is born of an intuition that is still alive, but it is developed, metabolized and developed in the end but does not take its definitive form. Lo stesso è stato con i musistrati. Therefore, an arrangement is proposed, which does not create a more effective effect. The theater is an art if it is done in earnest, it must be remembered that it brings its competency, sensitivity, hope and when it comes to performance if it is cost-effective, it is the best guarantee of a good result.
Spero che siamo riusciti a raccontare un Francesco bellissimo, meno ieratico et iconico delle grandiose representazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfectly confused and incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime and grezzo, immenso and miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo.
A perfect narration for Giovanni who had the great ability to perform at a very high level with simplicity and entertainment, playing the viola and bass in a seductive story.
Also the musical composition, from the brave Luciano Di Domenico, its state created with the true imagination. Reinventing the medieval world at the end of the day, through variations and modulations, into techno music.
The result of this così tanto lavoro is a spettacolo, credo, unico nel suo genere, pieno di invenzioni narrative, musicali e sceniche per sonorare il nostro formidabile santo che si chiamava Giovanni come Scifoni e Francesco comme me. I don’t know if I’m farlo insieme.

Francesco Ferdinando Brandi

avec Giovanni Scifoni

Musique originale de Luciano Di Giandomenico

Instruments anciens de Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò et Stefano Carloncelli

Regia Francesco Ferdinando Brandi

Une coproduction Teatro Carcano, Mismaonda, Viola Produzioni

Comment se fait-il que le discours de Saint-François d’Assise soit vraiment banal ? Comment se déroule la scène de ce spettacolo sans qu’il y ait une chanson de Jovanotti ?

Il a été nommé par un ateo anticlérical «dimmi un santo che ti piace» lui-même dirigé par: Francesco. Pourquoi tu connais San Francesco? Pourquoi avez-vous des écrits sur la décision de migliaia de testi su di lui? Pourquoi est-ce irrésistible? Et parce qu’il est proprio lui ? Il n’était pas possible de pratiquer le paupérisme. À quelle époque était l’époque de la santé et des mouvements mécaniques qui faisaient que la personne était en plein essor, qui avait ce manteau spécial de la petite ville bourgeoise frikkettone qui avait tout pour se lancer ?

J’avais une spécialité qui était un artiste. Découvrez la plus grande histoire. Le projet sera capolavori folli e visionari. Erano performance du théâtre contemporain. Jouer avec les éléments de la nature, improviser en français, faire tourner la mémoire en chanson de geste, stravolgendone le sens, utiliser le corps, le nu, perfino la propria malattia, la douleur physique et le mutisme.J’avais une spécialité qui était un artiste. Pour la plus grande histoire. Le projet était devenu fou et visionnaire. Erano performance de théâtre contemporain. Jouer avec les éléments de la nature, improviser en français, citant une plaque de mémoire de brani chanson de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo.

Le 24 décembre 2023, nous avons célébré les 800 ans du prélude de Greccio, la plus géniale (et la plus copiée) invention de Francesco. Ma all’epoca non, ce sera le siae.

Le monologue, orchestré avec les laudi médiévaux et les instruments anciens de Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò et Stefano Carloncelli, s’il est remis en question par l’énorme potier persuasif qui génère sa figure pop contemporaine de Francesco, et percorre la vie du pauvre d’Assise et son effort osseux de reconstituer le mistero di Dio dans sa forme originale, à la fin du logo physique qu’il portait jusqu’à sa mort, du prédica à la fin de la composition du chant de sa créature, la première composition du chant de l’histoire de son père, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno dans l’histoire a répondu à Dio avec tant de créativité géniale. Francesco sapeva incantare il pubblico, fou sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. Il y a un réel problème avec le son, ma lumière n’est pas prête, et Francesco sera un très bon ami pour moi. Et puis le grand final, la mort, qui évoque la fraternité, presque un amour plus charnel avec Francesco, avec Sora nostra mort corporale, da la quale nullu homo vive pò scappare. Et pourtant, le public peut échapper à cette question finale, elle s’adresse à la tête du théâtre, ce qui coûte encore plus cher d’affronter la vérité, l’ultime, le grand tabou de notre époque : non siamo immortali.Note de Regia.

Lavorare avec Giovanni est perché avec enthousiasme sur une tour volcanique et son ambiance est tout simplement parfaite : récitation, danse, chant, écoute et création personnelle.

Abbiamo lavorato during the prove in quasi-laboratory mode. A volta divided the direction of the story, ognuno proponeva digressioni, suggestioni, invenzioni new. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire. And it’s the best way to build a piece of paper, the idea is birth of an intuition that is still alive, but it is developed, metabolized and development in the end but without taking its final form. Lo stesso è stato con i musistrati. Therefore, an arrangement is proposed, which does not create a better effect. Le théâtre est un art s’il est fait sérieusement, il ne faut pas oublier qu’il apporte sa compétence, sa sensibilité, son espoir et lorsqu’il s’agit de représentation, s’il est rentable, il est la meilleure garantie d’un bon résultat.

Je pense que nous pouvons raconter un Francesco bellissime, moins hérétique et emblématique des représentations cinématographiques grandioses, mais le plus humain, fragile, parfaitement confus et incapable de porter avant l’immane compito qui est là. Sublime et grezzo, immenso et miserrimo, della stessa pasta dei grand personaggi letterari e teatrali et come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle notre vite in ogni tempo.

Une narration parfaite pour Giovanni qui avait la grande capacité de se produire à un très haut niveau avec simplicité et divertissement, en jouant de l’alto et de la basse dans une histoire séduisante.

Aussi la composition musicale, du courageux Luciano Di Domenico, son état créé avec une véritable imagination. Réinventer le monde médiéval en fin de compte, à travers des variations et des modulations, en musique techno.

Le résultat de ce così tanto lavoro est un spettacolo, un credo, unique dans son genre, un morceau d’inventions narratives, musicales et scéniques pour sonoriser notre formidable saint qui est Chiamava Giovanni comme Scifoni et Francesco comme moi. Je ne sais pas si je suis farlo insieme.

 

Francesco Ferdinando Brandi

Il fuoco era la cura

Il fuoco era la cura

liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

creazione Sotterraneo
ideazione e regiaSara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo
scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio
abiti di scenaEttore Lombardi
suoni Simone Arganini
coreografie Giulio Santolini
oggetti di scenaEva Sgrò
tecnica Monica Bosso
amministratrice di compagnia Luisa Bosi

produzioneTeatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il sostegno diCentrale Fies / Passo Nord
residenze artisticheCentro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord 

Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia

“Non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggerli”

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury descrive un futuro distopico in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori.
Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ’20 del XXI secolo – vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?
Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano coi personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.
Se Bradbury si fosse sbagliato solo di qualche anno, se Fahrenheit 451 accadesse davvero, noi cosa faremmo?

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Loosely based on Ray Bradbury’s Fahrenheit 451 creation:

Sotterraneo concept

and direction:Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa with:

Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo

writing: Daniele Villa

lighting: Marco Santambrogio

stage costumes: Ettore Lombardi

sound: Simone Arganini

choreography: Giulio Santolini

props: Eva Sgrò

technician: Monica Bosso

company manager: Luisa Bosi

production: Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale with the support of Centrale Fies / Passo Nord artistic residencies: Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord Sotterraneo is an Associate Artist at the Piccolo Teatro in Milan, is part of the Fies Factory project, and is a resident at Teatri di Pistoia.

Ray Bradbury’s Fahrenheit 451 describes a dystopian future where reading is forbidden, constantly lit screens take away people’s free time, and the attempt to think causes physical discomfort. Ironically, the fire department is no longer employed to put out fires, but to burn books and, if necessary, their owners. The book was published about 70 years ago, in 1953, but it is set in the future, the 2020s—that is, today. But you are in the 21st century and you are reading this text, so is Bradbury wrong? It depends on how we understand dystopia: a prediction about the future that is confirmed/denied at a certain point, or a warning about the present that continues to recur?The Fire Was the Cure freely traverses and rereads Fahrenheit 451, consuming it like a beloved book, read a thousand times and dragged to a thousand places, dirtying it, forgetting it somewhere, and then rediscovering it, as the cover fades, the paper peels off, and the pages fill with notes, tickets, bookmarks, and memories. Five performers retrace the novel’s story, identifying with the characters, moving horizontally, mapping the shadows, the things Bradbury doesn’t explain or tell us, creating parallel narrative lines, theoretical deviations, and also constructing chronicles of an intermediate time between our present and an anti-cultural future in which stupidity saves us from the burden of complex thought. If Bradbury had been wrong by just a few years, if Fahrenheit 451 really happened, what would we do?

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Librement basé sur la création Fahrenheit 451 de Ray Bradbury :

Concept et réalisation

de Sotterraneo :Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa

avec : Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo

écriture : Daniele Villa

éclairage : Marco Santambrogio

costumes de scène : Ettore Lombardi

son : Simone Arganini

chorégraphie : Giulio Santolini

accessoires : Eva Sgrò technicien : Monica Bosso

chef d’entreprise : Luisa Bosi

production : Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale avec le soutien de Centrale Fies / Passo Nord résidences artistiques : Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord Sotterraneo est artiste associé au Piccolo Teatro de Milan, fait partie du projet Fies Factory et est en résidence au Teatri di Pistoia.

Fahrenheit 451 de Ray Bradbury décrit un futur dystopique où la lecture est interdite, où les écrans constamment allumés accaparent le temps libre et où la simple tentative de réflexion provoque un malaise physique. Ironie du sort, les pompiers ne sont plus là pour éteindre les incendies, mais pour brûler les livres et, si nécessaire, leurs propriétaires. Le livre a été publié il y a environ 70 ans, en 1953, mais son action se déroule dans le futur, dans les années 2020 – c’est-à-dire aujourd’hui. Or, vous êtes au XXIe siècle et vous lisez ce texte : Bradbury a-t-il tort ? Tout dépend de notre conception de la dystopie : une prédiction de l’avenir qui se confirme ou se dément à un moment donné, ou une mise en garde concernant le présent qui ne cesse de se répéter ? The Fire Was the Cure » explore et relit librement Fahrenheit 451, le dévorant comme un livre chéri, lu mille fois, traîné dans mille endroits, sali, oublié quelque part, puis redécouvert, tandis que la couverture se décolore, que le papier se décolle et que les pages se remplissent de notes, de tickets, de marque-pages et de souvenirs. Cinq performeurs retracent l’histoire du roman, s’identifiant aux personnages, se déplaçant horizontalement, cartographiant les zones d’ombre, ce que Bradbury ne nous explique ni ne nous dit, créant des récits parallèles, des déviations théoriques, et construisant aussi les chroniques d’une époque intermédiaire entre notre présent et un futur anti-culturel où la bêtise nous épargne le fardeau de la pensée complexe. Et si Bradbury s’était trompé de quelques années seulement, si Fahrenheit 451 avait réellement existé, que ferions-nous ?

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