Alessandra Menesini, curatrice indipendente e giornalista, è critica d’arte e letteratura. Laureata in Lettere, scrive sulle pagine culturali del quotidiano L’Unione Sarda e su svariate riviste. Ha curato un gran numero di mostre in gallerie private e pubbliche, occupandosi della selezione delle opere, delle presentazioni degli artisti e degli allestimenti. Firma i testi di numerosi cataloghi e figura come coautrice in una decina di libri. Ha inoltre collaborato stabilmente con i periodici Ziqqurat, Almanacco di Cagliari, Chi è di scena.
Milena Agus, è nata a Genova da genitori sardi, ha trascorso l’infanzia fra Genova e Milano. All’età di dieci anni, con la sua famiglia, si è trasferita in Sardegna. Da allora vive a Cagliari, dove ha studiato al liceo classico, si è laureata ed è stata una professoressa di Lettere negli istituti superiori. Ha scritto, editi da Nottetempo, otto romanzi, fra cui Mal di pietre, tradotto in molte lingue e vincitore di numerosi premi. Notte di vento che passa è il suo primo romanzo pubblicato con Mondadori.
Marco Alberto Desogus, è nato a Cagliari e comincia a fotografare nel 1985 seguendo il filone del reportage sociale e del ritratto: una documentazione narrativa del vissuto quotidiano che porta alla pubblicazione,
in collaborazione con Giovanni Alvito, del libro Carloforte, immagini di un viaggio (Edizioni Della Torre, 1986). Si dedica poi all’esplorazione dell’ambiente artistico con i ritratti, scegliendo di fotografare i protagonisti dell’arte contemporanea: da qui le immagini del catalogo Stanza Verde, di Presenze dell’Arte in Sardegna e del catalogo Arte in Sardegna per la Galleria Comunale d’Arte di Cagliari. Espone una scelta di questi ritratti nella collettiva La Fotografia a Cagliari. Dal fotogiornalismo alle nuove tendenze tenutasi presso la Galleria Comunale di Cagliari. Seguono il libro Profili (Editore Cosarda, 1993) e successiva mostra presso la Galleria ExMa di Cagliari, e Bonaria. Il Cimitero Monumentale di Cagliari (Editore Tam Tam, 2000). Con la Casa Editrice Tiligu ( collana Miradas ) pubblica nel 2009 il libro Da quest’altra parte del mare e nel 2010 Uno sguardo su castello e, nel 2012, Questa è la mia terra, un libro che racconta gli interni delle case campidanesi costruite con la antica arte dei mattoni di terra cruda. E poi due video racconti Ti dico di me (2023) e Ti dico di lei. Grazia Deledda (2025) conservati presso l’archivio della la Società Umanitaria-Cineteca Sarda.
Sinossi
È nato come un incantamento, questo libro su Giorgino. Subito dopo una serata in cui nel piazzale davanti alla chiesa si cuoceva il pesce e si stava coi piatti in mano e si faceva la fila per un cartoccio di patatine. Fritte, con arnesi casalinghi, da una signora nel suo giardino.Sorridenti tutti, ospiti e visitatori, in un cortile che è anche un sagrato pieno di bambini. Milena Agus non era mai stata in questo borgo di mare e ne è stata colpita come se avvertisse che le mancava una parte importante di Cagliari. Ne ha parlato con Alessandra Menesini e con Marco Alberto Desogus, e lui ha quasi immediatamente impugnato la macchina fotografica
e pensato a un reportage fatto di immagini e parole. Molti incontri e molti scatti, per un lavoro che documenta la gente e le storie del Villaggio dei Pescatori. Raccontato a tre voci.
Alessandra Menesini, independent curator and journalist, is an art and literary critic. She holds a degree in Literature and writes for the cultural pages of the daily newspaper L’Unione Sarda and for several magazines. She has curated a large number of exhibitions in private and public galleries, overseeing the selection of artworks, artist presentations, and exhibition layouts. She has authored the texts of numerous catalogues and appears as a co-author in about ten books. She has also collaborated on a long-term basis with the periodicals Ziqqurat, Almanacco di Cagliari, and Chi è di scena.
Milena Agus was born in Genoa to Sardinian parents and spent her childhood between Genoa and Milan. At the age of ten, she moved with her family to Sardinia. Since then she has lived in Cagliari, where she attended classical high school, earned her degree, and worked as a literature teacher in secondary schools. She has written eight novels published by Nottetempo, including Mal di pietre, translated into many languages and winner of numerous awards. Notte di vento che passa is her first novel published by Mondadori.
Marco Alberto Desogus was born in Cagliari and began photographing in 1985, following the path of social reportage and portraiture: a narrative documentation of everyday life that led to the publication,
in collaboration with Giovanni Alvito, of the book Carloforte, immagini di un viaggio (Edizioni Della Torre, 1986). He then turned to exploring the artistic environment through portraiture, choosing to photograph leading figures in contemporary art. This work resulted in images for the catalogue Stanza Verde, for Presenze dell’Arte in Sardegna, and for the catalogue Arte in Sardegna for the Municipal Art Gallery of Cagliari.
A selection of these portraits was exhibited in the group show La Fotografia a Cagliari. Dal fotogiornalismo alle nuove tendenze, held at the Municipal Art Gallery of Cagliari. This was followed by the book Profili (Cosarda, 1993) and a subsequent exhibition at the ExMa Gallery in Cagliari, and Bonaria. Il Cimitero Monumentale di Cagliari (Tam Tam, 2000). With the publishing house Tiligu (Miradas series), he published Da quest’altra parte del mare in 2009, Uno sguardo su Castello in 2010, and in 2012 Questa è la mia terra, a book portraying the interiors of Campidanese houses built using the ancient art of raw earth bricks. He later produced two video narratives, Ti dico di me (2023) and Ti dico di lei. Grazia Deledda (2025), preserved in the archives of the Società Umanitaria – Cineteca Sarda.
Synopsis
This book about Giorgino was born like an enchantment. Immediately after an evening when, in the square in front of the church, fish was being cooked, people stood holding plates and queuing for a paper cone of chips. Fried, with household tools, by a woman in her garden. Everyone smiling, guests and visitors alike, in a courtyard that is also a churchyard filled with children. Milena Agus had never been to this seaside village
and was struck by it as if she suddenly sensed that an important part of Cagliari had been missing from her life.She spoke about it with Alessandra Menesini and Marco Alberto Desogus, and he almost immediately picked up his camera and imagined a reportage made of images and words. Many encounters and many shots, for a project that documents the people and stories of the Fishermen’s Village. Told in three voices.
Alessandra Menesini, commissaire indépendante et journaliste, est critique d’art et de littérature. Diplômée en lettres, elle écrit dans les pages culturelles du quotidien L’Unione Sarda ainsi que dans de nombreuses revues. Elle a organisé un grand nombre d’expositions dans des galeries privées et publiques, en s’occupant de la sélection des œuvres, des présentations des artistes et des dispositifs d’exposition. Elle signe les textes de nombreux catalogues et figure comme coautrice dans une dizaine d’ouvrages. Elle a également collaboré de manière régulière avec les périodiques Ziqqurat, Almanacco di Cagliari et Chi è di scena.
Milena Agus est née à Gênes de parents sardes et a passé son enfance entre Gênes et Milan. À l’âge de dix ans, elle s’est installée avec sa famille en Sardaigne. Depuis lors, elle vit à Cagliari, où elle a fréquenté le lycée classique, obtenu son diplôme universitaire et enseigné la littérature dans les établissements secondaires. Elle a publié huit romans chez Nottetempo, parmi lesquels Mal di pietre, traduit dans de nombreuses langues et lauréat de plusieurs prix. Notte di vento che passa est son premier roman publié chez Mondadori.
Marco Alberto Desogus est né à Cagliari et commence à photographier en 1985 en s’inscrivant dans le courant du reportage social et du portrait : une documentation narrative du vécu quotidien qui aboutit à la publication, en collaboration avec Giovanni Alvito, du livre Carloforte, immagini di un viaggio (Edizioni Della Torre, 1986). Il se consacre ensuite à l’exploration du milieu artistique à travers le portrait, choisissant de photographier les protagonistes de l’art contemporain. De cette démarche naissent les images du catalogue Stanza Verde, de Presenze dell’Arte in Sardegna et du catalogue Arte in Sardegna pour la Galerie municipale d’art de Cagliari. Il expose une sélection de ces portraits dans l’exposition collective La Fotografia a Cagliari. Dal fotogiornalismo alle nuove tendenze, présentée à la Galerie municipale de Cagliari.
Suivent le livre Profili (Cosarda, 1993) et l’exposition correspondante à la Galerie ExMa de Cagliari, ainsi que Bonaria. Il Cimitero Monumentale di Cagliari (Tam Tam, 2000). Avec la maison d’édition Tiligu (collection Miradas), il publie en 2009 Da quest’altra parte del mare, en 2010 Uno sguardo su Castello et, en 2012, Questa è la mia terra, un ouvrage consacré aux intérieurs des maisons campidanaises construites selon l’ancienne technique des briques de terre crue. Il réalise ensuite deux récits vidéo, Ti dico di me (2023) et Ti dico di lei. Grazia Deledda (2025), conservés dans les archives de la Società Umanitaria – Cineteca Sarda.
Synopsis
Ce livre consacré à Giorgino est né comme un enchantement. Juste après une soirée où, sur l’esplanade devant l’église, on faisait cuire du poisson, où l’on restait debout, assiette à la main, en faisant la queue pour un cornet de frites. Des frites préparées avec des ustensiles domestiques par une femme dans son jardin. Tous souriants, invités et visiteurs, dans une cour qui est aussi un parvis, rempli d’enfants. Milena Agus n’était jamais venue dans ce village de bord de mer et elle en a été profondément marquée, comme si elle pressentait qu’une part essentielle de Cagliari lui avait jusque-là manqué. Elle en a parlé avec Alessandra Menesini et Marco Alberto Desogus ; celui-ci a presque immédiatement saisi son appareil photo, imaginant un reportage fait d’images et de mots. De nombreuses rencontres et de nombreuses prises de vue pour un travail qui documente les habitants et les histoires du Village des Pêcheurs. Un récit à trois voix.
GUERRE LONTANE, GUERRE VICINE: il racconto di una reporter
INCONTRO PER LE SCUOLE CON GIULIANA SGRENA
TEATRO MASSIMO, SALA M2
9 e 10 DICEMBRE 2025
Orario: 11/13
- 9 DICEMBRE: Giuliana Sgrena dialoga con Francesco Cabiddu (Responsabile Ufficio Scuole CeDAC ).
- 10 DICEMBRE: Giuliana Sgrena dialoga con Lucia Cossu (co-direttrice artistica “6inStoria”).
Introduce Marina Boetti (Libreria Edumondo)
Due giornate in matinée, interamente dedicate alle scuole, con la partecipazione di una delle più conosciute inviate speciali di guerra: GIULIANA SGRENA. In occasione dell’uscita del suo ultimo libro, “Me la sono andata a cercare – diari di una reporter di guerra” (Laterza, 2025), Giuliana Sgrena dialogherà con le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie ripercorrendo le sue esperienze di donna, di giornalista e di reporter di guerra, in stretta connessione con la situazione geopolitica attuale.
Sono previsti due incontri di due ore, il 9 e 10 dicembre, presso la sala M2 (Minimax) del Teatro Massimo, a partire dalle ore 11.
Gli incontri sono gratuiti, ma è obbligatoria la prenotazione (docenti e numero studenti), visti i pochi posti disponibili.
Per favorire un dialogo consapevole e uno scambio di riflessioni tra la scrittrice e gli studenti, saranno messi a disposizione gratuitamente per la biblioteca scolastica, per ciascun Istituto Scolastico aderente all’invito, tre copie del libro che potranno essere condivise a scuola in book-crossing tra tutti gli studenti e docenti che vorranno prepararsi e svolgere un ruolo attivo nel porre domande a Giuliana Sgrena.
Siamo certi che molti di voi vorranno cogliere questa occasione preziosa di confronto con una testimone diretta di eventi e fatti che sono ancora oggi, in una situazione internazionale senza precedenti, di assoluta attualità.
Per informazioni e prenotazioni potete inviare una email al presente indirizzo o chiamare al 349 4441951.
Per concordare il ritiro delle copie del libro potete contattare direttamente la libreria Edumondo all’indirizzo: libreria@edumondo.it.
L’evento è ideato e organizzato nell’ambito della settima edizione del progetto Leggere-zza di promozione della lettura e della terza edizione della manifestazione letteraria 6inStoria, in collaborazione con la Libreria Edumondo.
FAR WARS, NEARBY WARS: A Reporter’s Story MEETING FOR SCHOOLS WITH GIULIANA SGRENA TEATRO MASSIMO, ROOM M2 DECEMBER 9 and 10, 2025 Time: 11:00 AM – 1:00 PM
DECEMBER 9: Giuliana Sgrena in conversation with Francesco Cabiddu (Head of the CeDAC Schools Office).
DECEMBER 10: Giuliana Sgrena in conversation with Lucia Cossu (co-artistic director of “6inStoria”).
Introduced by Marina Boetti (Edumondo Bookstore) Two days of matinees, entirely dedicated to schools, featuring one of the most renowned war correspondents: Giuliana Sgrena. On the occasion of the release of her latest book, “Me la sono andata a cerca – diari di una reporter di guerra” (Laterza, 2025), Giuliana Sgrena will converse with secondary school students, retracing her experiences as a woman, journalist, and war reporter, closely connected to the current geopolitical situation.
Two two-hour meetings are scheduled for December 9th and 10th in Room M2 (Minimax) of the Teatro Massimo, starting at 11:00 a.m.
The meetings are free, but reservations are required (for teachers and students),
given the limited space available. To foster informed dialogue and an exchange of ideas between the author and students, three copies of the book will be made available free of charge to the school library for each participating school. These copies can be shared at school via bookcrossing among all students and teachers who wish to prepare and take an active role in asking Giuliana Sgrena questions.
We are certain that many of you will want to take advantage of this precious opportunity to engage with a firsthand witness to events and facts that are still absolutely relevant today, in an unprecedented international situation.
For information and reservations, please send an email to this address or call +39 349 4441951.
To arrange to pick up copies of the book, please contact the Edumondo bookstore directly at libreria@edumondo.it.
The event is conceived and organized as part of the seventh edition of the Leggere-zza project to promote the of reading and the third edition of the literary event 6inStoria, in collaboration with the Edumondo bookshop.
GUERRES LOINTAINES, GUERRES PROCHES :
Le récit d’une reporter.
RENCONTRE SCOLAIRE AVEC GIULIANA SGRENA, TEATRO MASSIMO, SALLE M2, 9 et 10 DÉCEMBRE 2025, 11H00 – 13H00 9 DÉCEMBRE :
Giuliana Sgrena en conversation avec Francesco Cabiddu (Directeur du Bureau des écoles du CeDAC).
10 DÉCEMBRE : Giuliana Sgrena en conversation avec Lucia Cossu (Codirectrice artistique de « 6inStoria »)
Présentation par Marina Boetti (Librairie Edumondo). Deux matinées entièrement dédiées aux écoles, avec la participation de l’une des correspondantes de guerre les plus renommées : Giuliana Sgrena. À l’occasion de la sortie de son dernier livre, « Me la sono andata a cerca – diari di una reporter di guerra » (Laterza, 2025), Giuliana Sgrena dialoguera avec des élèves du secondaire, retraçant son expérience de femme, de journaliste et de reporter de guerre, étroitement liée à la situation géopolitique actuelle.
Deux rencontres de deux heures sont prévues les 9 et 10 décembre, salle M2 (Minimax) du Teatro Massimo, à partir de 11h00.
La participation est gratuite, mais l’inscription est obligatoire (pour les enseignants et les élèves),
compte tenu du nombre de places limité. Afin de favoriser un dialogue constructif et un échange d’idées entre l’auteure et les élèves, trois exemplaires du livre seront mis gratuitement à la disposition de la bibliothèque de chaque établissement participant.
Ces exemplaires pourront être partagés au sein de l’établissement, via le système de « bookcrossing », entre tous les élèves et enseignants souhaitant se préparer et participer activement à l’entretien avec Giuliana Sgrena.
Nous sommes convaincus que nombre d’entre vous souhaiteront profiter de cette précieuse occasion d’échanger avec un témoin direct d’événements et de faits qui restent d’une actualité brûlante, dans un contexte international sans précédent.
Pour toute information ou réservation, veuillez envoyer un courriel à cette adresse ou appeler le +39 349 4441951. Pour retirer vos exemplaires du livre, veuillez contacter directement la librairie Edumondo à l’adresse libreria@edumondo.it.
Cet événement est conçu et organisé dans le cadre de la septième édition du projet Leggere-zza, visant à promouvoir la lecture, et de la troisième édition du festival littéraire 6inStoria, en collaboration avec la librairie Edumondo.
PREMIO STREGA GIOVANI POESIA
con MARILENA RENDA
vincitrice del Premio Strega Giovani Poesia 2025
con Cinema Persefone (Arcipelago Itaca)
Marilena Renda è nata a Erice nel 1976 e vive a Bologna, dove insegna inglese. I suoi libri sono: Bassani, Giorgio. Un ebreo italiano (Gaffi 2010), Ruggine (dot.com press 2012), Arrenditi Dorothy (L’orma 2015), La sottrazione (Transeuropa 2015), Regali ai fantasmi (Mesogea 2017), Fate morgane (L’Arcolaio 2020) e Fuoco degli occhi (Aragno 2022). Con il poema Ruggine è stata finalista al Premio Delfini 2009 e al Premio Carducci 2013, mentre La sottrazione ha vinto il Premio Bologna in Lettere 2019. Fuoco degli occhi è stato finalista al Premio Fortini 2023 e al Premio Napoli 2023.
PREMIO STREGA GIOVANI POESIA
with MARILENA RENDA
winner of the 2025 Strega Prize for Young Poetry
with Cinema Persefone (Arcipelago Itaca)
Marilena Renda was born in Erice in 1976 and lives in Bologna, where she teaches English. Her books include: Bassani, Giorgio. An Italian Jew (Gaffi 2010), Rust (dot.com press 2012), Surrender, Dorothy (L’orma 2015), Subtraction (Transeuropa 2015), Gifts to Ghosts (Mesogea 2017), Morgan Fate (L’Arcolaio 2020), and Fire in the Eyes (Aragno 2022). Her poem Ruggine was a finalist for the 2009 Delfini Prize and the 2013 Carducci Prize, while Subtraction won the 2019 Bologna Prize in Letters. Fire in the Eyes was a finalist for the 2023 Fortini Prize and the 2023 Napoli Prize.
PREMIO STREGA GIOVANI POESIA
Avec MARILENA RENDA
Lauréate du Prix Strega 2025 de poésie jeune
Avec Cinema Persefone (Archipel d’Itaca
Marilena Renda est née à Erice en 1976 et vit à Bologne, où elle enseigne l’anglais. Parmi ses ouvrages figurent : *Bassani, Giorgio. An Italian Jew* (Gaffi, 2010), *Rust* (dot.com press, 2012), *Surrender, Dorothy* (L’orma, 2015), *Subtraction* (Transeuropa, 2015), *Gifts to Ghosts* (Mesogea, 2017), *Morgan Fate* (L’Arcolaio, 2020) et *Fire in the Eyes* (Aragno, 2022). Son poème *Ruggine* a été finaliste du prix Delfini en 2009 et du prix Carducci en 2013, tandis que *Subtraction* a remporté le prix de Bologne des Lettres en 2019. *Fire in the Eyes* a été finaliste du prix Fortini et du prix Napoli en 2023.
“I Tolki” (Il Saggiatore, 2024)
di Ida Travi
con selezioni di letture a cura dell’autrice.
L’autrice dialoga con Laura Medda
I Tolki si comportano come una famiglia ma non sono una famiglia. Sembrano una comunità ma non sono una comunità: sono esseri solitari vaganti da un libro all’altro, in un tempo che va dal bianco allo scuro. Di libro in libro i Tolki sono loro e non sono più loro. A volte cambiano nel nome, a volte nell’età. Mi ritrovai legata a loro nell’impossibilità di lasciarli e contemporaneamente sentivo forte il peso del tempo, l’impero dell’ora, dell’attualità come istante da cui prendere congedo. Sentivo l’ala contemporanea volare avanti in un disastroso consumo, assistevo a una continua comparsa e scomparsa di merci nell’attimo, libri compresi. Cercavo una forma di parola che si ponesse fuori da questo consumo e stabilisse per me un’idea di durata.
Mi ispirava la lancetta dell’orologio che al mio orecchio suonava Tà, e fu così che Tà divenne il titolo del primo libro. Desideravo che il rapporto con il tempo inglobasse i Tolki in una dimensione perennemente out. Li vedevo esistere in uno spazio separato dal tempo. Contro ogni logica, contro ogni relatività. Molti anni prima studiando Saggio sui dati immediati della coscienza avevo imparato con Henri Bergson che se là fuori c’è un’unica posizione della lancetta sul pendolo e delle sue posizioni precedenti non resta traccia, dentro di noi s’attiva un continuo e costante processo di rielaborazione dei dati che va a formare la vera durata: la coscienza.
La coscienza s’intravede nel punto in cui un essere umano lascia vivere il tempo e smette di stabilire separazioni, smette di trattarlo come una materia, qualcosa da dividere in parti, come se il tempo fosse un pezzo di ferro, un pezzo di pane: il concetto di durata non separa il passato dal presente ,e il presente dal futuro. Forse per questo nell’immaginazione come nella scrittura ogni Tolki brucia in due righe la sua incosciente eternità. Il futuro tace, arriva come una nevicata.
Non poteva dunque bastare un libro solo, ci voleva una serie, una sequenza di episodi narrabili, così come fu nel Mito, episodi indifferenti alla successione, così come a un inizio e a una fine. Episodi da niente, dove alla luce della storia non accade mai niente, e l’unica azione che si compie consiste proprio nel fare quel nulla. Poesia? Certamente l’azione che si compie è il mio lavoro.
Io lavoro con i Tolki, il loro lavoro è anche il mio: post-studenti, ex-lavoratori. Portatori di secchi, trascinanti un carrettino: aprire e chiudere la porta, inginocchiarsi, sollevarsi. Dar da mangiare al bambino, addossare al muro la branda. Sempre così, sempre così. Ripetere sempre le stesse cose. Strigliare l’asino, attraversare nel tempo la Russia, aprire il capannone, sistemare i sacchi di farina. I recinti, i pozzi. Le abitazioni istantanee, i muretti secolari. Si tratta di cose da niente, poche righe e tanta neve, polvere, erba e fango. I Tolki, col dito sulla neve, impareranno a scrivere?
“I Tolki” (Il Saggiatore, 2024)
di Ida Travi
With reading selections curated by the author.
The author in conversation with Laura Medda
The Tolki behave like a family, but they aren’t. They seem like a community, but they aren’t: they are solitary beings wandering from book to book, in a time that ranges from white to dark. From book to book, the Tolki are themselves, and are no longer themselves. Sometimes their names change, sometimes their ages. I found myself tied to them, unable to leave them, and at the same time I felt the weight of time, the empire of the hour, of the present as an instant from which to take leave. I felt the contemporary wing soaring in a disastrous consumption, I witnessed a continuous appearance and disappearance of goods in the instant, books included. I searched for a form of speech that would stand outside this consumption and establish for me an idea of duration.
I was inspired by the hand of the clock that sounded Ta in my ear, and so Ta became the title of the first book. I wanted the relationship with time to encompass the Tolki in a perpetually out-of-time dimension. I saw them existing in a space separate from time. Against all logic, against all relativity. Many years earlier, studying An Essay on the Immediate Data of Consciousness, I had learned from Henri Bergson that if out there is a single position of the hand on the pendulum and no trace of its previous positions remains, within us a continuous and constant process of re-elaboration of data is activated that forms the true duration: consciousness.
Consciousness emerges at the point where a human being lets time live and stops establishing separations, stops treating it like matter, something to be divided into parts, as if time were a piece of iron, a loaf of bread: the concept of duration does not separate the past from the present, nor the present from the future. Perhaps this is why, in his imagination as in his writing, every Tolki burns his unconscious eternity in two lines. The future is silent, it arrives like a snowfall.
A single book, then, wasn’t enough; a series was needed, a sequence of narratable episodes, just as in the Myth, episodes indifferent to succession, as to a beginning and an end. Episodes of nothing, where, in the light of the story, nothing ever happens, and the only action that is accomplished consists precisely in doing that nothing. Poetry? Certainly, the action that is accomplished is my work.
I work with the Tolki, their work is also mine: post-students, ex-workers. Bucket carriers, dragging a cart: opening and closing the door, kneeling, getting up. Feeding the baby, leaning the cot against the wall. Always like this, always like this. Repeating the same things over and over again. Grooming the donkey, crossing Russia in time, opening the shed, arranging the sacks of flour. The fences, the wells. The instant homes, the centuries-old walls. These are trivial things, a few lines and a lot of snow, dust, grass, and mud. Will the Tolki, with their fingers in the snow, learn to write?
“I Tolki” (Il Saggiatore, 2024)
di Ida Travi
Avec une sélection de lectures choisies par l’auteur.
L’auteur en conversation avec Laura Medda
Les Tolki se comportent comme une famille, mais ils n’en sont pas une. Ils semblent former une communauté, mais ils n’en sont pas une : ce sont des êtres solitaires errant de livre en livre, dans un temps oscillant entre le blanc et l’obscurité. D’un livre à l’autre, les Tolki sont eux-mêmes, et ne le sont plus. Parfois leurs noms changent, parfois leur âge. Je me sentais lié à eux, incapable de les quitter, et en même temps je ressentais le poids du temps, l’empire de l’heure, du présent comme un instant fugace dont il faut s’échapper. Je sentais l’aile contemporaine s’élever dans une consommation désastreuse, j’étais témoin de l’apparition et de la disparition incessantes des biens dans l’instant, livres compris. Je cherchais une forme d’expression qui se situerait au-delà de cette consommation et qui me permettrait de concevoir la durée.
J’ai été inspiré par le son du « Ta » à mon oreille, et c’est ainsi que « Ta » est devenu le titre du premier livre. Je souhaitais que le rapport au temps englobe les Tolki dans une dimension perpétuellement hors du temps. Je les voyais exister dans un espace séparé du temps. Contre toute logique, contre toute relativité. Bien des années auparavant, en étudiant l’Essai sur les données immédiates de la conscience, j’avais appris d’Henri Bergson que si, à l’extérieur, l’aiguille du pendule ne conserve qu’une seule position et qu’aucune trace de ses positions précédentes ne subsiste, en nous s’active un processus continu et constant de réélaboration des données, qui constitue la véritable durée : la conscience.
La conscience émerge lorsque l’être humain laisse le temps s’écouler et cesse de le séparer, de le traiter comme de la matière, quelque chose à diviser en parties, comme si le temps était un morceau de fer, une miche de pain : la notion de durée ne sépare plus le passé du présent, ni le présent du futur. C’est peut-être pourquoi, dans son imagination comme dans son écriture, chaque Tolki consume son éternité inconsciente en deux vers. Le futur est silencieux, il arrive comme une chute de neige.
Un seul livre, donc, ne suffisait pas ; il fallait une série, une suite d’épisodes narrables, comme dans le Mythe, des épisodes indifférents à la succession, comme à un début et une fin. Des épisodes de néant, où, à la lumière du récit, rien ne se produit jamais, et où la seule action accomplie consiste précisément à ne rien faire. De la poésie ? Assurément, l’action accomplie est mon œuvre.
Je travaille avec les Tolki, leur travail est aussi le mien : des post-étudiants, d’anciens travailleurs. Des porteurs de seaux, tirant une charrette : ouvrir et fermer la porte, s’agenouiller, se relever. Nourrir le bébé, appuyer le berceau contre le mur. Toujours comme ça, toujours comme ça. Répéter les mêmes choses encore et encore. Pairer l’âne, traverser la Russie à temps, ouvrir la grange, ranger les sacs de farine. Les clôtures, les puits. Les maisons de fortune, les murs centenaires. Ce sont des choses insignifiantes, quelques lignes et beaucoup de neige, de poussière, d’herbe et de boue. Les Tolki, les doigts dans la neige, apprendront-ils à écrire ?
“Dei fiori che rinascono” (Il Maestrale, 2025)
di Giulio Neri
IL LIBRO: in un piccolo centro della Sardegna sud-orientale, la vicenda di Antimo Ligas – 48 anni, 130 chili – scuote l’intera comunità. Il coma da emorragia cerebrale in cui è sprofondato sembra la scontata conclusione di un declino iniziato anni prima. Licenziato dall’impresa edile e poi dalla vineria in cui si era reinventato cuoco, abbandonato dalla fidanzata più giovane e avviata alla carriera politica, Antimo si era lasciato andare a una deriva di solitudine e di eccessi alimentari. Adesso è il bell’addormentato. «Aspettatevi il peggio» ripetono i medici; eppure, nessun luminare può escludere il miracolo. Da una tragedia in cui pare che l’antico mondo della montagna collassi per sempre, tentano di salvare Antimo due compagni di gioventù: Ignazio Farci, umile apicoltore, e Stanislao Manca-Vaquer, il divin marchese decaduto. La loro fede nel risveglio confligge con la rassegnazione di Olimpia, sorella di Antimo che, ispezionandone il telefono, ha scoperto una chat molto tesa con una donna dalla dubbia moralità. Antimo aveva dei segreti. A chi rivolgersi per suscitare un’emozione risolutiva nel fondo della sua coscienza? Un turbine di personaggi irrompe nella storia e il lettore è qui obbligato a trattenersi con l’autore, respirare, ricominciare. Assecondarlo in un preciso amplesso collettivo che nasce in un paese identico a mille paesi quanto ai quartieri di New York. L’universalità del sentire è qui, spesso spaventevole, spesso di una semplicità disarmante. Le debolezze umane sono qui, come pure i narcisismi o le solitudini assolute.
“Dei fiori che rinascono” (Il Maestrale, 2025)
di Giulio Neri
THE BOOK: In a small town in southeastern Sardinia, the story of Antimo Ligas—48 years old, 130 kilos—rocks the entire community. The coma he has fallen into from a cerebral hemorrhage seems the inevitable conclusion of a decline that began years earlier. Fired from his construction company and then from the winery where he had reinvented himself as a chef, abandoned by his younger girlfriend, who was embarking on a political career, Antimo had drifted into loneliness and overeating. Now he is a sleeping beauty. “Expect the worst,” the doctors repeat; yet, no luminary can rule out a miracle. From a tragedy in which the ancient mountain world seems to be collapsing forever, two companions from his youth attempt to save Antimo: Ignazio Farci, a humble beekeeper, and Stanislao Manca-Vaquer, the impoverished divine marquis. Their faith in the awakening conflicts with the resignation of Olimpia, Antimo’s sister who, inspecting his phone, discovered a very tense chat with a woman of dubious morals. Antimo had secrets. Who could he turn to to awaken a decisive emotion in the depths of his conscience? A whirlwind of characters erupts into the story, and the reader is forced to linger with the author, breathe, and begin again. To indulge him in a precise collective embrace born in a town as identical to a thousand towns as it is to the neighborhoods of New York. The universality of feeling is here, often frightening, often disarmingly simple. Human weaknesses are here, as are narcissisms and absolute loneliness.
LE LIVRE : Dans un petit village du sud-est de la Sardaigne, l’histoire d’Antimo Ligas – 48 ans, 130 kilos – bouleverse toute la communauté. Le coma dans lequel il est tombé suite à une hémorragie cérébrale semble l’aboutissement inévitable d’un déclin amorcé des années auparavant. Licencié de son entreprise de construction, puis du domaine viticole où il s’était reconverti en chef cuisinier, abandonné par sa jeune compagne qui se lançait en politique, Antimo s’était enfoncé dans la solitude et la boulimie. À présent, il est comme une Belle au bois dormant. « Il faut s’attendre au pire », répètent les médecins ; pourtant, aucun expert ne peut exclure un miracle. De cette tragédie où le monde montagnard ancestral semble s’effondrer à jamais, deux compagnons de jeunesse tentent de sauver Antimo : Ignazio Farci, un humble apiculteur, et Stanislao Manca-Vaquer, le marquis désargenté. Leur foi dans le réveil se heurte à la résignation d’Olimpia, la sœur d’Antimo, qui, en inspectant son téléphone, a découvert une conversation très tendue avec une femme aux mœurs douteuses. Antimo avait des secrets. À qui pouvait-il s’adresser pour réveiller une émotion décisive au plus profond de sa conscience ? Une multitude de personnages surgit dans le récit, et le lecteur est contraint de s’attarder auprès de l’auteur, de respirer, puis de recommencer. De se laisser aller à une étreinte collective précise, née dans une ville aussi semblable à mille autres qu’aux quartiers de New York. L’universalité des sentiments est ici présente, souvent effrayante, souvent d’une simplicité désarmante. Les faiblesses humaines y sont, tout comme les narcissismes et la solitude absolue.